Frana a Niscemi: una tragedia evitabile - 3C
SUOLO
Cosa succede? Quando piove molto, l'acqua attraversa velocemente la sabbia ma si blocca quando incontra l'argilla. L'acqua si accumula proprio nel punto di contatto tra i due strati, rendendo l'argilla scivolosa come sapone. A quel punto, l'intero "piastrone" di sabbia (pesante per l'acqua assorbita e con le case sopra) scivola verso valle sullo strato di argilla diventato instabile
L'evento scatenante non è stata una pioggia autunnale qualsiasi, ma il ciclone "Harry". Si è trattato di un Medicane (Mediterranean Hurricane), ovvero un uragano mediterraneo. Questi fenomeni, un tempo rari, stanno diventando frequenti perché il Mar Mediterraneo si sta scaldando eccessivamente a causa delle attività dell'uomo. Qui il cambiamento climatico si scontra con la geologia di Niscemi (il famoso "panino" sabbia-argilla di cui parlavamo prima). In passato pioveva moderatamente per giorni. Il terreno assorbiva, un po' drenava, e il livello dell'acqua nel sottosuolo saliva lentamente. In tempi più recenti una quantità d'acqua mostruosa cade in pochissimo tempo. La sabbia superficiale si riempie istantaneamente ("saturazione rapida"), mentre l'argilla sotto non fa in tempo a smaltire nulla. Come risultato: Si crea un picco di pressione improvviso (sovrapressione interstiziale) che fa "esplodere" l'equilibrio del versante. È come dare un calcio violento a una porta invece che spingerla piano: la rottura è immediata.
L'effetto "Crack"
L'effetto crack si basa sull'alternarsi continuo di due fasi, senza mezzi termini fra di loro:
la frana di Niscemi non fa crollare le case immediatamente come un terremoto, ma le "stira" e le deforma fino alla rottura. Ha portato a diverse conseguenze. Lesioni passanti: Molti edifici hanno presentato enormi crepe diagonali (a forma di croce) sulle facciate. Questo significa che le fondazioni si sono mosse in direzioni opposte. Distacco dalle fondamenta: Alcune palazzine sono letteralmente scivolate di diversi metri verso valle, staccandosi dai marciapiedi e dalle reti fognarie. Effetto domino: Le case a valle, colpite dalla spinta di quelle a monte, hanno subito danni anche se si trovavano su terreno teoricamente più stabile. Dietro il cemento, però c'è il dramma delle persone con le conseguenze che hanno dovuto subire:
sfollati: Centinaia di famiglie si sono ritrovate senza tetto in poche ore a causa dell'evacuazione forzata. Molti sono stati ospitati in strutture d'emergenza (palazzetti, hotel requisiti) o da parenti.
Perdita del patrimonio: Per molte famiglie niscemesi, la casa rappresentava i risparmi di una vita o di generazioni. Con la zona dichiarata "inagibile" o "zona rossa", il valore di quegli immobili è sceso a zero. Non possono essere venduti, né abitati, ma spesso i proprietari devono continuare a pagare i mutui. La città è diventata una "città fantasma", con strade che prima erano affollate e piene di vita, diventate disabitate.





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